Come indicava il primo episodio della seconda stagione, “Man of Science, Man of Faith“, in Lost è molto presente la lotta tra razionalità e fede.

Inserire una sequenza di numeri ogni 108 minuti nel computer di un bunker in un’isola sconosciuta, allo scopo di salvare il mondo, è alla base dello scontro tra John Locke (Terry O?Quinn), e il dottor Jack Shephard (Matthew Fox), che è un conflitto tra scienza e fede insito nella serie.

Questi momenti, tipici di Lost, creano una tensione drammatica che fa leva sullo spettatore. Immedesimarsi nella fiducia che Locke ha verso l’isola e i suoi misteri, o cercare di analizzare tutto da un punto di vista più razionale come Jack, è uno dei tanti motivi per cui Lost ha tanto successo.
Secondo Stuart Fischoff, presidente e creatore della divisione di psicologia dei Media della Associazione Americana di Psicologia, sta crescendo la presenza di spiritualità anche nelle serie drammatiche. Le serie a tema cattolico hanno sofferto per gli scandali della chiesa, le serie religiose hanno pochi spettatori, ma il desiderio di scienza e spiritualità in tv è ancora forte, visto il successo di Lost.

Infatti, continua Fischoff, Lost è perfetto per chi ama mistero e misticismo: come il Codice Da Vinci, Lost non è mai quello che sembra essere all’inizio. Ogni settimana, gli spettatori hanno indizi da cercare nel passato dei sopravvissuti, verso un significato più profondo dell’isola, mantenendo il lato razionale per arrivare a quello spirituale.

Via | Science&technology News

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